A Mogliano c'è un posto dove l'amore per la cucina di pesce incontra i grandi vini

Pubblicato il 25 marzo 2022

A Mogliano c'è un posto dove l'amore per la cucina di pesce incontra i grandi vini

Nella segreta e preziosa piazzetta Duca d’Aosta di Mogliano Veneto, tra un localino storico e l’altro ha aperto i battenti qualche anno fa il Saòr, moderno bistrot di mare in cui l’amore per la cucina di pesce e per i vini di classe sposa quello per l’interior design e per la buona musica. Un paio d’anni dopo la sua inaugurazione, sono tornato qui per pranzo, a gustarmene la proposta, potenziata e rinnovata quanto l’ambiente, oggi più grazioso ed invitante che mai.


Il mio pranzo al Saòr, comincia, manco a dirlo, con la specialità che dà il nome al locale.
In primis le inevitabili sarde, antipasto-flagship della cucina tipica veneziana, preparate secondo una profumatissima ricetta che impreziosisce l’originale con pinoli ed uvetta. Accanto a loro i gamberi, avvolti in un elegante saòr di cipolla rossa.

Questa duplice delizia in teoria rappresenta giusto il mio entrée, ma per non saper né leggere né scrivere fermerei volentieri la comanda restante, chiedendo di servirmi una mastella ripiena solo di sarde e gamberi in saòr da ingollare come non ci fosse un domani. Meno male che non l’ho fatto davvero, però: perché da satollo non mi sarei goduto ciò che sarebbe arrivato di lì a poco… Il gran crudo di mare.


Il fiore all’occhiello del ristorante, e vorrei ben vedere. Un tris di piatti disposti l’uno accanto all’altro. Nel primo tre grandi classici della crudità di mare: tartare di tonno con olio al sesamo tostato, quenelle di calamaro al profumo di pompelmo, tartare di ricciola al profumo di anice stellato. C’è chi ama condirle e mantecarle, io preferisco aggiungerci un filino d’olio e pepe appena, onde gustarmene profumi e sapori ancora intatti.

Nel secondo, un carpaccio di salmone marinato e carpaccio di branzino con un filo d’olio evo e sale Maldon, che si sciolgono in bocca. COSI’ va tagliato e servito il carpaccio, QUESTA è la qualità che deve avere la materia prima per proporre un piatto tanto apparentemente semplice quanto in realtà impegnativo. Nel terzo piattino che compone il Gran Crudo, ecco il gambero rosso di Mazzara del Vallo, lo scampo Porcu Pine, il gambero blu della Nuova Caledonia: un tris regale di crostacei delicati eppur saporiti, ben distinti l’uno dall’altra nella gamma di nuance che si spandono lungo il palato.


Il gambero blu, per me, è stata una vera sorpresa: non l’avevo mai assaggiato, e mi ha stupito per l’intensità del retrogusto che lascia in tutta la bocca, preparandola nel migliore dei modi all’inevitabile sorso di una bollicina. Io ci abbiano un ruffiano Franciacorta rosé di Ferghettina, gran bella bolla che, preceduta da questo gambero magico, risulta dieci volte più vellutato.

Terminato il gran crudo, mi prendo una piccola pausa di beatitudine, riassaporando nell’intimità della mia memoria gustativa la freschezza e la bontà di quanto appena assaggiato
Poi però, tocca ad un bel primo. E qui c’è il dilemma: risotto ai frutti di mare oppure bigoi in salsa?


La risposta l'avete già capita. Bene: in un locale così stiloso e ricercato (seppur dall’atmosfera assolutamente informale, vedasi i bellissimi tavoli in condivisione) mi sarei forse atteso un primo piatto porzionato con parsimonia. Impiattato magari alla maniera di Cannavacciuolo, cotto perfettamente al dente, in equilibrio tra tutti i sapori incorporati nel sugo, ma di certo non generoso.

E invece, signori, davanti a me si presenta un SIGNOR PIATTONE di bigoi in salsa: grande, grosso, bello e buonissimo. A quanto pare esiste ancora qualche locale dove abbondanza e qualità non si escludano necessariamente a vicenda.


Vista la generosità del pranzo, quasi quasi del dessert farei volentieri a meno… Seee, come no. “Per il dolce c’è sempre spazio”, dice il vecchio adagio. Sicché, ça va sans dire, non mi tiro certo dietro quando a sorpresa mi portano il lingotto ai tre cioccolati con gelato artigianale alla casatella e coulis di lamponi. Un bijoux fatto in casa, un peccato di gola tremendamente perdonabile, un dono dolcissimo che mi cambia definitivamente il volto di una giornata già bell’e che rinfrancata da questo sontuoso pranzetto di mare al Saòr. Un sempre più luminoso centro di gravità enogastronomica qui, sul godereccio confine tra Marca trevigiana ed entroterra Lagunare.
 

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scritto da:

Alvise Salice

Con lo pseudonimo di Kintor racconto da anni i miei intrattenimenti. Sport e hi-tech gli amori di gioventù; mentre oggi trovo che viaggiare alla ricerca di culture, gusti e sapori della terra sia la cosa più bella che c'è. O magari la seconda, via.

IN QUESTO ARTICOLO
  • Saòr

    Piazza Duca D'Aosta 32, Mogliano Veneto (TV)

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