Stile e design, esperienza e materie prime: la mia cena al Flora di Largo Tempini

Pubblicato il 5 ottobre 2023

Stile e design, esperienza e materie prime: la mia cena al Flora di Largo Tempini

Renato: chef di consumata esperienza, gran cercatore di materie prime, guru dei risotti creativi. Matilde: accogliente padrona di casa, appassionata decoratrice d’interni, matriarca della famiglia Manfrè che ha dato vita alla più apprezzata novità jesolana degli ultimi anni. Il ristorante Flora, ça va sans dire, dove ciliegine sulla torta sono i due figli Andrea e Thomas, che gestiscono, rispettivamente, la fresca comunicazione del locale e l’innovativa proposta drink.

Basta un fugace sguardo, passeggiando in Largo Tempini, per percepire l’amore e la sapienza su cui poggia quest’incantevole locale, aperto nella primavera 2022 e divenuto presto un istant cult di Jesolo, punto di riferimento per cucina e atmosfera.

Varcatane la soglia, infatti, è davvero un attimo lasciarsi alle spalle il contesto psichedelico e multisfaccettato della city-beach, per accoccolarsi in un piccolo, verdeggiante e grazioso paese delle meraviglie. Io ci sono tornato di recente (concluso il fermo pesca) per una cenetta con cui meglio non avrei potuto salutare l’estate e dare il benvenuto all’autunno.

L’antipasto: crudo di mare

Accolto con gran savoir faire da Matilde, vengo ancora una volta, come fosse la prima, rapito dalla scenografia che ha creato al Flora: pareti pastello intervallate da rigogliosi elementi floreali, come il lussureggiante banano all’ingresso, e mobilio moderno illuminato da luci calde e soffuse. Ogni angolo è un tema, a partire dall’american bar, protagonista di aperitivi tête-à-tête e miscele intriganti.


Ma quando dalla forma passiamo alla sostanza, la mia serata comincia con un benvenuto della cucina - croccante fuori, morbido dentro come si conviene - e soprattutto con un super vino: il Cremant d'Alsace Extra Brut AOC di Domaine Meyer-Fonné, risultato di una cuvée ottenuta dall’assemblaggio di uve pinot auxerrois, chardonnay, pinot bianco e pinot nero, con oltre 12 mesi sui lieviti. Sapido e freschissimo, annaffia idealmente l’antipasto più importante della casa: una mastodontica crudité di mare presentata su due piatti, talmente bella a vedersi che verrebbe quasi da piangere ad intaccarla.


Ho detto quasi: il tempo di tre foto, e questa sontuosa cornucopia di colori e profumi inizia il suo lento ma inesorabile percorso fra le mie papille gustative, già in visibilio. Scampi, gamberi rossi, ostriche, tartare di tonno, salmone selvaggio, branzino, volpina e chi più ne ha più ne metta, con un delizioso corredo di chips a tema ittico.
Ma il bello, come diceva Corrado, è che “non finisce qui”...

Il primo: risotto

Renato Manfrè guru dei risotti, dicevo. Per la verità anche delle paste, e in generale di tutti quei primi piatti dove il “manico” conta tanto quanto la materia prima. Eppure, signori, converrete con me che l’eleganza, la classe insita in un risotto dai colori dell’autunno - il giallo dello zafferano e il rosso della tartare di gamberi di Mazara del Vallo - non si batte. Se poi interviene la polvere di liquirizia a firmare il retrogusto d’ogni boccone, beh, il capolavoro è servito.


E poiché ogni quadro di un certo livello necessita la cornice corretta, questo piatto mi viene consigliato in assieme ad un calice (facciamo due) di Weissburgunder, pinot bianco sudtirolese la cui vena acida ben s’incastra con un risotto così saporito, lasciandogli però - giustamente - le luci della ribalta.

Il dessert: no, la millefoglie un’altra volta

Vista la generosità di antipasto e primo, avrebbe poco senso mangiare anche il secondo piatto. Sicché salto direttamente al dolce… Anche perché devo assaggiarne due! E, udite udite, tra di essi non c’è la leggendaria millefoglie, un tempo simbolo del Laguna di Piazza Mazzini, che i Manfrè gestirono per lunghi e gloriosi anni, e che è tutt’ora presente nella carta del Flora (in chiave però scomposta, come chiede l’odierna tendenza della pâtisserie). Si vuole che io assaggi altro, e così faccio ben volentieri.


In primis, un grande classico d’Oltralpe, la crêpe suzette preparata secondo ricetta tradizionale francese (quindi non farcita, cotta nel burro e zucchero, e cotta flambé col Grand Marnier), adornata con scorzetta di arancia e gelato alla vaniglia.

Quest’ultimo è protagonista anche del secondo dessert, dove ne condivide la coppa con una golosa meringa, che una colata di cioccolato al rum trasforma in una profluvio di consistenze e sapori non facile da raccontare: bisogna provare.

Come, infondo, un po’ tutta la magia che c’è al Flora.


Flora - Cucina, Bottega, Vino
Indirizzo: Largo Tempini, 13 - Jesolo (VE)
Telefono: 0421578858
 

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  • RECENSIONE

scritto da:

Alvise Salice

Con lo pseudonimo di Kintor racconto da anni i miei intrattenimenti. Sport e hi-tech gli amori di gioventù; mentre oggi trovo che viaggiare alla ricerca di culture, gusti e sapori della terra sia la cosa più bella che c'è. O magari la seconda, via.

IN QUESTO ARTICOLO
  • Flora

    Largo Tempini 13, Jesolo (VE)

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