Come è stato fare aperitivo al Tacco 11 e cena allo Jolà: il racconto di una serata al J44 Lifestyle Hotel di Jesolo

Pubblicato il 14 settembre 2023

Come è stato fare aperitivo al Tacco 11 e cena allo Jolà: il racconto di una serata al J44 Lifestyle Hotel di Jesolo

A due passi dalla più bella città al mondo - naturalmente Venezia -, da un entroterra che in un fazzoletto naturale accoglie laghi e colline di smeraldo, montagne dolomitiche e città fluviali, da una deliziosa perla marittima come Caorle e dalla romantica laguna di Cavallino-Treporti, sorge una località balneare multiforme e sfaccettata, in continua evoluzione: Jesolo, capitale indiscussa di tutte le spiagge venete.

Qui, nel cuore di uno skyline semplicemente inconfondibile, da qualche anno troneggia una grande J illuminata: è il simbolo del J44 Lifestyle Hotel, 5 stelle ultramoderno firmato Rizzante Hotels. Due sono i biglietti da visita immediatamente riconoscibili di questo albergo: lo skybar Tacco 11 e il ristorante Jolà – Emotional Cuisine. Ecco il mio racconto di una serata trascorsa qui, tra un fine aperitivo vista-tutto e una cena gourmet di gran classe.

L’aperitivo

Del Tacco 11 ne ho già parlato spesso, ma tornare a farci aperitivo è sempre emozionante come la prima volta. La doppia terrazza panoramica, l’infinity pool a sfioro, il design, la cortesia della squadra guidata dal barman Andrea: in un contesto così privilegiato, sorseggiare uno champagne Castelnau Extra Brut, accompagnato da una doppia tartare di tonno e salmone, mette in discesa qualsiasi serata.


Mentre il sole tramonta sulla laguna in lontananza, la city beach s’illumina ai piedi del J44: uno scenario incantevole, che soltanto gola e curiosità per la cucina del ristorante Jolà possono spingere ad abbandonare. Al pianterreno dell’hotel, del resto, attende un’esperienza che per qualità e servizio teme ben pochi confronti a Jesolo e non solo.

Gli antipasti

L’immancabile benvenuto della cucina è già un ricco antipasto in tutto e per tutto. Un poker di entreé, che il sornione maître Bruno lascia intendere, senza false modestie, essere davvero giusto un assaggio di ciò che mi attende:

- razza a bassa temperatura con maionese e arachide, asparagi crudi e baccello di pisello fresco;
- chip di barbabietola mazzancolla, crème fraîche e senape fresca;
- pane bau giapponese fritto, ripieno al nero di seppia e salsa al sedano;
- cozza con pancetta coppata e salsa di piselli.


Il tutto accompagnato da un grissino homemade con flake di patata dolce e mandorle, ma soprattutto da un calice di Metodo Classico Riserva by Barollo, 100% Chardonnay i cui vigneti nascono “Dove la brezza del Mare Adriatico incontra i venti delle Dolomiti”. Scelto e servito personalmente da Francesca, grinta e classe fatte sommelier, inizio davvero abbandonarmi nel velluto di una degustazione dove tutto è orchestrato a regola d’arte.


Con sorprendente tempismo, infatti, giunge al tavolo la carrellata degli antipasti, limpida prova dell’idea culinaria di chef Sander Wildenberg, fusione di contrasti e ventaglio di consistenze:

- tonno in crudité con foie gras, miso daikon e salsa di soia;
- sashimi di ricciola con gelato all'olio d'oliva, crumble di olive e melone marinato e germogli di crescione;
- granseola, caviale di salmone e granita di crescione (in copertina).

Innaffiare questa triplice cornucopia di sapori potrebbe sembrare un’impresa, ma ce la si cava con Pedrotti Nature, Trentodoc Pas Dosé egregiamente capace di riassettare il palato tra un morso e l’altro.

I primi

E’ invece un vino bianco laziale, il Satrico IGT, ad accompagnare i due primi piatti di mare propostimi dallo Jolà. Uno è lo spaghettone monograno Felicetti mantecato nel burro di Normandia affumicato, con erba cipollina ed una tartare di fasolari e canestrelli di Caorle: giusto un paio di forchettate, ma così goderecce che se fosse per me dovrebbero diventare infinite. “Lascia la pignatta”, quanto vorrei emulare Bud Spencer. Ma in un ristorante di lusso non ci si ingozza, meglio assaggiare per lasciare spazio ad altro.


E il motivo è presto detto: l’altro primo piatto è un sontuoso risotto ai murici servito con salsa alle erbe di stagione (fiori di zucca, carletti, salicornia, prezzemolo), ma anche gel al bergamotto e limone: Sander e i suoi ragazzi spingono sempre con un pizzico d’acidità, onde ottenere il miglior bilanciamento finale in bocca. “I sapori non devono mai restare statici, ma essere sempre dinamici”, dice lo chef olandese. E ne ha ben donde.

I secondi

Prima di virare sui secondi piatti, merita una sottolineatura il pane: fatto in casa ai cinque cereali con farina di farro, servito "burro e sale" con burro di Normandia e sale Maldon, considerati rispettivamente il migliore d’Europa e del Mondo. Diciamo la verità, avrei potuto pasteggiare anche solo così...


…Ma magari un’altra volta, eh. La carrellata dei secondi è così ricca e invitante da restituirmi in un battibaleno l’appetito che se ne stava andando. Portata numero uno: storione cotto a bassa temperatura, crosta di erbe decorata, fiori di zucca, carletti, salicornia, una bouillabaisse di kefir al lime e riduzione d’erba cipollina, e caviale nero Osietra. Portata numero due: pescato fresco del giorno su base di salsa yuzu e albume, servito con spuma di cozze e champagne, asparagi marinati e nocciole tostate. Ad innaffiare il bis di mare, un pinot bianco del Collio, grande classico con cui non si sbaglia mai.


Poi però tocca alla terra, per il secondo piatto numero tre: pluma iberica cotta alla griglia e finita sul barbecue. Di base, una crema al Parmigiano e ed una all'albicocca, con cuor di lattuga al barbecue. Il calice è un Valpolicella Superiore e che dire, signori: dopo tanto mare e tanto bianco, addentare un morbido e succulento pezzo di carne, bagnandosi le labbra con del vino rosso, ha sempre il suo gran bel perché. Alcuni potrebbero non gradire, ma chi odia contrasti e le evoluzioni è bene stia lontano da un ristorante come lo Jolà…

I dessert

Come il celeberrimo voto di Alessandro Borghese in Quattro Ristoranti, il dessert è ciò che può confermare o ribaltare il risultato finale di ogni cena di livello. Alcuni locali, riescono addirittura a farne il punto esclamativo: è il caso anche dello Jolà, quest’anno, grazie ad un significato balzo di qualità effettuato anche in quest’ambito. Ad aprire le danze un pre dessert, naturalmente, mousse di yogurt bianco della Latteria San Michele (un gioiello biodinamico a Cortellazzo), con granita di sedano e mela verde e infusione di kiwi.


Quindi un bicchierino di kombucha per preparare la bocca al dolce vero e proprio. Una ricetta di pura invenzione: ciliegia lavorata dentro e fuori con crema al Blu di capra e inserto alla stessa ciliegia, drangoncello e cioccolato bianco, aromatizzata al timo e servita su crumble e massa di cacao puro. Una piccola opera d’arte, con cui la pastry chef Giulia appone la sua meritata firma sul fine cena.

Da bere? Beh, adesso mi ci vuole proprio un calice di Porto. Invecchiato 20 anni, e coccolato dalla piccola pasticceria della casa.


Jolà Emotional Cuisine
Indirizzo: Via Dante Alighieri, 46 - Lido di Jesolo (VE)
Telefono: 3802485128
 

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  • RECENSIONE

scritto da:

Alvise Salice

Con lo pseudonimo di Kintor racconto da anni i miei intrattenimenti. Sport e hi-tech gli amori di gioventù; mentre oggi trovo che viaggiare alla ricerca di culture, gusti e sapori della terra sia la cosa più bella che c'è. O magari la seconda, via.

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